Musica — 28 aprile 2016 12:45

Beyoncè sta diventando pesante: dal Formation Tour di Miami a Lemonade

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Bey ha esagerato, l’ha fatto di nuovo, giusto per citare il successo di una delle prime icone del pop ora andata a svernare a Las Vegas (ciao Britney). E il punto è proprio questo. Dove è finito quel sano e sbarazzino pop disimpegnato che tanto ci piaceva negli anni ’90? Dove sono i “baby baby baby” in loop fino a farci dilatare le pupille? 48 ore fa è uscito “Lemonade”, ultimo album di Beyoncè. 6 ore fa è finita la prima data del suo “Formation Tour” in quel di Miami. Siamo storditi. Perfino il più fedele dei fan è un attimino confuso. Il primo socio del fan club italiano è stato vista girovagare in preda alla labirintite sulla Salaria. Il motivo? C’è troppa roba. E non parliamo di quantità, parliamo di qualità. Ma cerchiamo di mettere ordine…

La Signora Jay-z ha deciso che può permettersi tutto. E lo può fare perché ha potere (non fosse altro che per chi le sta a fianco) e un seguito di devoti ossessivi che è pronto a farle certificare sbadigli prolungati in dischi di diamante. Quindi lei non fa album, nossignori. Lei fa progetti, fa cose “concept”, fa arteh. La promozione? Da sfigati! L’attesa per l’uscita di un nuovo lavoro? Volgare! Beyoncè ti tira fuori un album a sorpresa nel cuore della notte, ci mette dentro tutti i generi musicali presenti ascoltati dalla musica da camera ad oggi e gira un videoclip musicale per ogni traccia che poi mixa in un film (che naturalmente chiama documentario evento) da mandare sull’ HBO (che è la rete degli hypster) che mio padre al mercato comprò. Non contenta non lascia neanche il tempo di acquistare il disco e arrivare a traccia 7 che lei già sale sul palco con la prima data del tour e tu ti ritrovi a fare lypsinc e a non cantare una beata perché il disco è più complicato del vangelo secondo Ysahia prima versione.

Ok, assodato che “Lemonade” è qualcosa che definibile “Yuccie” (non diciamo neanche hypster perché saremmo banali) è dire poco, passiamo al tour. Na cosetta qualunque? Manco a dirlo! La prima data è durata oltre tre ore (siamo quasi a quattro) , ci ha messo dentro una quarantina di canzoni, un tributo a Prince e uno a Nicky Minaj (che evidentemente si sta toccando, ma nulla di nuovo), coreografie hip hop perché non dimentichiamo mai la questione “ghetto in da house from the block” e acuti che la metà erano Barbra Streisand che canta Whitney Houston dentro una vuvuzela. Una cosa impossibile per chinque se non prendi la Papaya fermentata della D’Urso o ti sniffi l’equivalente in peso di tua figlia Blue Ivy in cocaina.

Ah, il disco è disponibile solo sul sitarello del marito, quello che prova a diventare il nuovo Spotify. Jay-z – tra l’altro – viene infangato in ogni traccia come una Simona Ventura qualunque durante una prova ricompensa. Beyonce parla di vendetta e lo accusa di tradimento, ci esce in mezzo pure un gossip per cui l’amante sarebbe la cantante Rita Ora, una roba che Twitter si infiamma per due giorni. Basta! Ovviamente tutto passa e nessuno ci fa caso perché Beyoncè può anche chiedere il divorzio dentro un disco tra un bridge e un ritornello ma poi, finita la bonus track, torna a fare la moglie felice perché fare la First Lady fa sempre figo e c’è quel rumour del cemento sui piedi che circola da qualche tempo e cantare “Single Ladies” sul fondo del Pacifico sarebbe troppo anche per lei. Sentite, io non riesco a sintetizzare le ultime 48 ore di Beyoncè meglio di così. E provate a leggere tutto senza punti e senza virgole per capire come mi sento. Adesso avrete voglia di vomitare ma capita a tutti.

E comunque anche meno Beyoncé Giselle Knowles-Carter, anche meno.

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