Cronaca — 11 ottobre 2012 13:43

Ecco la prova che l’aldilà esiste. Un neurochirurgo descrive il paradiso. “Ci sono stato, ecco com’è”

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Siete uno di loro? Uno di quelli che la sera, al calare delle tenebre e dentro le coperte, pensa “oh mio dio potrei morire nel sonno e poi?”. Pensate che cenere eravamo e cenere torneremo o immaginate un paradiso fatto di soffici nuvole e tazzine di caffè offerte da Paolo Bonolis? Io non ho lo risposte, ma Eban Alexander si. “L’aldilà esiste, io l’ho visto!”.
Chi è questo tizio? No, non è il solito scoppiato di turno ma un illustre neurochirurgo che, per giunta, ha sempre sostenuto la tesi del nulla dopo la vita. Per Eban c’erano solo scienza, progresso, tecnologia e teorie dimostrabili, scrivibili e quantificabili. Poi è andato in coma, 7 giorni senza sensi a causa di una meningite batterica, e tutto è cambiato.

“Sono stato in un luogo incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti. L’esperienza che ho vissuto è stata così profonda che mi ha dato una ragione scientifica per credere che esista una coscienza dopo la morte” ha detto.
Così, mentre i neobatteri entravano nel liquido cerebrospinale disattivando la neo corteccia, la parte razionale del cervello, Eban Alexander viveva l’esperienza più profonda della sua vita.
Durante una conferenza stampa, il chirurgo è stato letteralmente invaso dalle domande dei colleghi. Insinuazioni miste a scetticismo l’hanno fatta da padrone (“delirio da farmaci”, “allucinazioni auto indotte”, “mancanza di ossigeno al cervello”) ma Eban Alexander ha continuato a raccontare. “In quei giorni ho visitato un regno fatto di nuvole, entità superiori, mentre un vento divino mi diceva che ero amato e adorato, per sempre. Un lunghissimo viaggio, incalcolabilmente positivo. nessuna parola può rendere giustizia agli angeli che ho visto, perché troppo si tratta di creature diverse da qualsiasi cosa conosciuta sulla terra. Sono degli esseri decisamente superiori e avanzati rispetto agli esseri umani”.

Il neurochirugo ha anche provato a dare una spiegazione scientifica e valida: “non si trattava di un malfunzionamento della corteccia perché nello stato in cui ero non avrei avuto coscienza e ricordi, invece posso raccontare di aver compiuta un’odissea incredibilmente vivida e coerente”.

E ora, chi si sente di dare del pazzo a un neurochirurgo?

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