Tv — 19 novembre 2016 18:05

Pechino Express 2016: ecco perché hanno perso tutti

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pechino express 2016

Qualcuno deve tirarla fuori questa scomoda verità: Pechino Express 2016 è stato inaspettatamente, tremendamente, irrimediabilmente noioso. E abbiamo aspettato fino alla fine per dirlo (dopo aver visto, per 8 lunedì, 25 ore di autostop e sombreri). Il programma, per carità, ha molti, moltissimi meriti ma il rischio di diventare “quello bravo che non ha più bisogno di impegnarsi” è dietro l’angolo.

Guai a parlar male di Pechino Express. L’adventure game di Raidue, già da qualche anno, ha superato quella sottile linea che separa il Trash dal Camp (che poi sarebbe il kitsch consapevole, giusto per citare la “Poetica del disgusto”, ma qui è un attimo che si diventa radical chic quindi passiamo oltre). In soldoni, se Tina Cipollari urla “pizzettara” a una corteggiatrice di “Uomini e Donne” allora, per tutti, è una tv spazzatura talmente inguardabile che la metà è Manuela Villa in una qualsiasi puntata di Domenica Live. Se invece Tina alza il dito medio da una macchina in corsa, allora è tutto un trionfo di tweet esalta(n)ti e trionfalistici. Uno dei problemi di questa edizione è proprio il voler compiacere Twitter a tutti i costi. “Diamogli quello che vogliono loro” dove loro sarebbero gli afecionados twittaroli con un profilo seriale molto simile: blogger o aspirante tale, vicino alle tematiche lgbt, discepolo Defilippiano e fan delle parole che finiscono per ‘h’. 

L’anno scorso c’era la Pina, quest’anno c’è Diego. Piacevano tanto Corinne Clery con toy boy annesso e la Marchesa D’Aragona così sopra le righe? Quest’anno abbiamo la sintesi perfetta con Lory Del Santo e il promesso sposo neo-maggiorenne Marco. La quota gender assolta con successo da Angelina due anni fa viene ricoperta, a sto giro, da Cristina Bugatty. Lo scorso Settembre c’era Pinna, quest’anno gli Youtuber. E potremmo continuare per un’altra decina di minuti perché in fondo, la caratterizzazione dei personaggi, è sempre la stessa: donna svampita, icona gay, fidanzata pesante, maschio alfa, extracomunitario, web star e due o tre freak che tanto piacciono al #popolodelweb.

Costantino, anima (e corpo) del successo di Pechino Express, sembra un po’ stanco e meno a fuoco. La battuta sul pappagallino minacciato di essere mandato a La7 valeva tutta la puntata di ieri, ma quante sciabolate di questo tenore ci sono state durante le prime due serate? Poche, specie rispetto ai complimenti buonisti e agli urlati “bravissimiiiii” per i concorrenti.

Anche l’aspetto documentarista sembra essere un po’ fiacco. Le atmosfere latino americane hanno già stancato. Se l’anno scorso, l’America del Sud, era “Il nuovo mondo”, quest’anno, la Colombia sembra essere una fotocopia del Perù ampiamente visto nella precedente edizione. Si, si, lo so, c’è qualche latitudine in più o in meno ma, già che non siamo tutti Alberto Angela inside (giusto per citare un’altra icona gay twitter friendly), di cucaracha e sigari ne abbiamo piene le tasche. Ma spostarsi, che so io,  nella terra del Fuoco, tra i ghiacciai dell’Argentina, in Oceania, giusto per cambiare un po’ d’aria, no?

Dopo un inizio col botto con la geniale trovata della presentazione dei personaggi in uno studio tv vintage, Pechino Express sembra vivere di rendita e rischia di parodiare se stesso. Il ritmo è decisamente più fiacco, le trovate autorali meno brillanti, gli autostop troppo lunghi. Non si dice, ma è così. E già che ci siamo: Tina Cipollari è tremendamente insopportabile, lo sapete anche voi.

 

 

 

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