Web — 21 gennaio 2013 14:18

Ruzzle dipendenza: ecco i trucchi per vincere e le parole impossibili. In tv arriva il quiz con Gerry Scotti

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Morte, Ermo, More, Remo, Tremo. La vista si appanna, la sudorazione cresce inversamente al countdown. Non hai più una vita, pensi che ogni momento sia buono, elemosini secondi: la pausa tra il primo e il secondo a pranzo, i 4 minuti passati in bagno, il tempo di un semaforo rosso in macchina, il tuo pensiero va allo smartphone. Sfidi, perdi, rivincita, soddisfazione, sbeffeggio su Facebook. Si, hai un problema. Parliamone insieme. Uscire da Ruzzle si può, ma se proprio ci stai dentro fino al collo e non intendi smettere, tanto vale conoscere come diventare il migliore.

Ruzzle, giusto per intenderci, è l’applicazione per dispositivi mobili di Facebook che oggi coinvolge la bellezza di 15milioni di utenti, l’equivalente di un piccolo stato. È un format vecchio come il cucco, il classico Scarabeo, che acquisisce il fascino del dito che corre sul touch screen. Se non hai mai giocato a Ruzzle probabilmente sei un emarginato, ma ti basterà scorrere la home page di Facebook per verificare quante battaglie siano in corso tra i tuoi amici. Loro sono lì, a ridere e socializzare, cementando la loro amicizia all’ombra di un’anagramma, mentre tu, triste e solitario, magari hai pure una vita vera, con persone reali e parole di senso compiuto.
Già, le parole farlocche. Sono proprio queste a decretare la vittoria di molti round. “Asa”, “Radita”, “Badite” sono termini che mai ci sogneremmo di usare in una frase ma che nella tastiera del paroliere valgono una valanga di punti. Il popolo del web è in piena rivolta per questi termini considerati a tutti gli effetti dei bug del gioco ma dalla casa produttrice rimettono le accuse: Per lo sviluppo dell’applicazione in lingua italiana ci siamo basati sullo Zingarelli” hanno detto i creatori, probabilmente con un comunicato in codice da anagrammare scritto nella loro Radita e inviato tramite Asa.
Nel frattempo, in rete, cominciano a uscire i primi trucchetti per piccoli truffatori. Uno, il classico che conosciamo tutti, prevede lo scorrere del dito a casaccio nell’attesa di trovare altre parole. L’altro, al limite dell’hackeraggio, richiede almeno un’altra persona. Devi fotografare la tastiera virtuale (o per lo meno avere molta memoria) e ti devi far chiamare: in questo modo il gioco si mette in pausa e tu hai tutto il tempo di pensare a una nuova parola. Così, mentre la tua settimana, probabilmente, perde un martedì, tu puoi assicurarti una bella vittoria sull’amico di turno e allontanarti dalla pubblica umiliazione.

L’umiliazione poi può addirittura diventare pubblica se ti prenoti per partecipare al nuovo quiz di Canale 5. Secondo indiscrezioni, Gerry Scotti starebbe pensando proprio a una versione da tubo catodico dell’app di Facebook da portare nel preserale di Mediaset in primavera, subito dopo la dipartita di “Avanti un altro” il quiz macina ascolti firmato da Paolo Bonolis. “Somiglia al mio Passaparola – ha detto Gerry Scotti – d’altronde lo dico da una vita che la ruota finale del gioco ha tutt’ora una grande fascino”.

 

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