Cronaca — 10 novembre 2012 17:26

Tutta la verità sul tronista morto. Quello che non sapete su questa drammatica, assurda storia

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Antonello Zara, lo ricorderete, è stato il tronista post Costantino Vitagliano. Classe “Uomini e Donne 2004”, era un palestrato bello ma elegante, affascinante ma di vecchio stampo. La sua scelta fu Valentina Gioia, una ragazza con cui condivise una vacanza in Sardegna, una fedina d’oro e non molto altro, perché la vita del tronista Antonello Zara è finita quattro anni dopo, in una salita di Porto Cervo. Zara aveva partecipato ad una cena con amici, c’era anche George Clooney, e stava rincasando. Guidava il suo cinquantino che – nella salita di Cala Faro – non poteva superare, al massimo, i 35 Km/hquando una Bmw, in uscita dall hotel Porto Cervo e in controsenso, lo ha preso in pieno. Andava tra gli 80 e i 100 km/h, questo è quanto si apprende da Il Giornale.it.
Antonello Zara volò in aria, perse il casco e batté la testa sull’asfalto  L’investitore non si avvicinò nemmeno e non chiamò i soccorsi, a farlo fu un tassista arrivato venti minuti dopo. L’ambulanza arrivò senza medico a bordo dopo altri venti minuti e con lei anche una pattuglia del 113. Antonello dovette aspettare una seconda ambulanza e morì durante il trasporto. Vi sembra già assurdo? Continuate a leggere perché i misteri, le domande irrisolte che fanno pensare, cominciano qui…

L’ambulanza portò Antonello Zara all’ospedale di Sassari e non a quello, decisamente più vicino, di Olbia. Zara quindi viaggiò per 120 Km, Olbia era distante solo 30.
L’investitore, tale Sgariboldi – un nome che, pare, abbia una certa rilevanza – fu riportato dai genitori in villa perché “stanco”, così si legge nel verbale dei poliziotti. Non fu sottoposto ad accertamenti di nessun tipo, nessuna verifica circa l’uso di alcool o sostanze stupefacenti, esami che, invece, furono fatti sul cadavere di Zara, ma gli esiti furono negativi. Zara infatti era un informatore scientifico e un salutista, così dice il padre.

L’investitore di Zara, all’epoca ventenne, se la cavò con 232 euro di multa. Ha patteggiato un anno di reclusione mai scontato davvero e, dopo 18 mesi, aveva nuovamente la patente. Il padre di Antonello Zara ha lasciato il lavoro per gettarsi nello studio del codice stradale e dei libri di diritto, è andato in audizione alla Camera e nelle trasmissioni tv per sensibilizzare sul tema dell’omicidio stradale e, se oggi nella legislazione italiana sta per essere introdotto questo reato, è per buona parte merito suo.

Una lotta disperata, una storia assurda, una legge per certi versi assente, di cui oggi quasi nessuno parla. Provate a cercare su Google News.

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